L’Unione Europea è il curatore fallimentare dell’Italia

di Marco Fontana

Il Fondo Monetario Internazionale per primo e l’Unione Europea in un secondo tempo hanno chiesto scusa alla Grecia per la pesante “cura” imposta ai suoi conti pubblici. Da quanto si è appreso, l’FMI sapeva che un programma di austerità più graduale avrebbe aiutato l’economia greca, ma sarebbero stati necessari maggiori finanziamenti e, all’epoca, non venne giudicato politicamente realistico. italia

Invece di comportarsi secondo un federalismo equo e ispirato alla solidarietà, l’Unione Europea ha preferito quindi tornare agli egoismi nazionalisti di stampo medievale. Una scelta che, messa nera su bianco, suona come un arretramento gravissimo da quei principi democratici di cui proprio l’UE si fa generosa esportatrice ai tavoli internazionali e nelle missioni di pace. È proprio partendo da queste considerazioni che La Voce della Russia ha chiesto un’opinione a Paolo Turati, presidente della Fondazione Magna Carta Nord-Ovest, advisor di Istituzioni di art market & finance, nonché apprezzato economista

Austerity: dopo l’iniziale innamoramento, coi risultati alla mano di oggi si assiste a un fuggi fuggi generale. Dove hanno sbagliato gli economisti?

Un distinguo. Gli economisti non hanno sbagliato in massa. Alcuni premi Nobel hanno immediatamente preso le distanze dalla diffusione incontrollata della politica di austerity, dettata dalla Germania. Penso a Joseph Stiglitz e Paul Krugman, che hanno subito postulato che un’Unione Europea basata solo su un contesto di fiscal compact (cioè imponendo ricette sulla spesa dei singoli Stati e sul carico fiscale) fosse fallimentare. Erano però una minoranza, certamente qualificata, ma pur sempre una minoranza. E da qui il disastro che è sotto gli occhi di tutti, con una drammatica sperequazione di crescita. I Paesi del Bric continuano a prosperare, mentre le altre potenze economiche del Mediterraneo si sono fermate. Da quando c’è l’euro, il deficit di crescita tra Italia e Germania si assesta sui 30 punti percentuali, quando prima della moneta unica si oscillava tra i due e i tre punti all’anno. Una situazione esplosiva, che tuttavia sta implodendo nelle mani degli stessi economisti e euroburocrati teutonici: anche la Germani ora arranca, visto che dal suo paniere di esportazioni iniziano a mancare i consumatori europei.

E i politici? Quali colpe hanno?

Hanno fallito tutti. Quelli degli Stati forti stanno iniziando a subire gli effetti del proprio egoismo, iniziando a sperimentare una progressiva decrescita del proprio Pil. I rappresentanti dei Pigs hanno invece sulla coscienza l’essersi fatti silenziosamente commissariare e schiacciare da acritiche politiche di rigore. Su questo punto l’Italia ha toccato il fondo con il governo Monti, anche se certamente non ha mai goduto di una classe dirigente che fosse all’altezza di affrontare i problemi economici, in particolare quelli legati al rapporto qualità-prezzo dei propri prodotti.

La Germania può considerarsi ancora un modello?

Sì, ma sotto un profilo comportamentale: nelle difficoltà ha una singolare capacità di fare corpo. Lo ha dimostrato in tutte le guerre alle quali ha partecipato: tutti i suoi rami strutturali interni lavorano all’unisono con disciplina e rigore. E lo sta facendo anche oggi, perché non sarà sfuggito a nessuno che stiamo vivendo un fenomeno bellico economico.

Abolizione di Iva e Imu: il governo Letta ci sta lavorando. Ma questa scelta potrà far ripartire l’Italia?

Credo di no. È necessario che l’Italia ridiscuta tutto il suo sistema fiscale. Deve decidere una volta per tutte quale strada intraprendere: se essere cioè un Paese a tassazione diretta, ma con un forte sistema di detrazioni; oppure quasi esclusivamente con una imposizione indiretta. Negli anni ’60 c’era l’Ice bassissima e poi una tassazione alta sui prodotti. Oggi siamo in una via di mezzo che sta strangolando gli italiani. Si pensi alla tassazione reale per le famiglie, che è arrivata per la prima volta nella storia del nostro Paese a superare il 50%. Un livello eccessivo che certamente influisce in modo importante sull’evasione fiscale

Oltre a un ripensamento totale del fisco, che cosa può fare il governo Letta per superare la crisi?

Il governo Letta deve avere la possibilità di mettere in campo misure anticicliche. Su queste però è determinante il ruolo di controllore dell’Unione Europea. Proprio in questi giorni, Bruxelles sta facendo partire delle procedure d’infrazione contro l’Italia su rifiuti e quote latte. Valore: oltre 2 miliardi di euro. Scelte come queste non servono a nulla. In un momento del genere ci vorrebbe un’attenzione diversa per i Paesi in difficoltà. L’Europa si muove nei confronti del nostro Paese da un lato come un curatore e dall’altro come un creditore fallimentare. Deve comprendere che così facendo favoreisce soltanto la spirale recessiva, invece di combatterla insieme al Governo italiano.

(Fonte: imolaoggi.it)

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