Dichiarazione Costitutiva

Dichiarazione Costitutiva Del

FRONTE  POPOLARE  UNITO  ( EPAM )

Il Paese per piu’ di un anno e’ stato guidato verso un soffocante regime di nuova occupazione. Il primo atto di questo regime e’ stato l’abolizione di ogni nozione di diritto con l’imposizione di un selvaggio programma di saccheggio del popolo e dei lavoratori.

Il popolo con il fiato sospeso sente annunciare giornalmente misure antisociali sempre piu’ dure che devastano le famiglie e ogni futura programmazione indivi- duale, appiattiscono i diritti e decenni di conquiste spingendo le persone verso la poverta’, la disoccupazione e la miseria.

Il lavoratore perde ogni giorno tutte le garanzie per una vita minimamente decente, mentre il piccolo e medio imprenditore viene distrutto, con l’unica prospettiva che non sia il costante deterioramento della propria condizione.

Tutto questo avviene nel bel mezzo di una disastrosa crisi economica che nella

sua ampiezza e profondita’ e’ unica e globale.

Una crisi che una volta convertita in crisi del debito ha colpito, come anelli deboli del sistema, la Grecia e un certo numero di paesi dell’area periferica dell’Unione Europea. Il male subito dal popolo, la perdita di sovranita’, la catastrofe e la distruzione derivano da un meccanismo internazionale di funzionamento guidato da un sistema finanziario del tutto parassitario a livello europeo e mondiale.

Lavoratori greci, pensionati, agricoltori e piccoli e medi imprenditori sono chiamati non solo a pagare un debito progettato in modo tale che piu’ si paga e piu’ cresce ma anche ad accettare l’ipoteca e la vendita del loro paese all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale.

Questo promette il governo e il sistema politico ufficiale vigente in Grecia. Tentano di nascondere che la questione principale dell’insieme di aiuti non e’ solo la mole di sacrifici ulteriori a cui le classi popolari sono chiamati. Il problema e’ la sovranita’ del paese.

Con la guida del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea, il lavoratore greco non solo e’ in pericolo di perdere il lavoro, la pensione, i suoi diritti ma anche il suo stesso paese.

La stessa possibilita’ di sopravvivenza del paese e’ messa in discussione dai leaders dell’eurozona e dai mercati. Il paese dovra’ almeno economicamente frazionarsi in aree e regioni, cedere lo sfruttamento delle sue isole nonche’ i suoi diritti sovrani sull’Egeo.

L’intera nazione e’ stata ridotta in terreno da vendere ad acri. La Grecia ha cominciato a trasformarsi in uno Stato strutturato in regioni semiautonome facilmente privatizzabili e da annettere agli Stati vicini, protettorati a seconda degli interessi dei grandi dell’eurozona e degli USA.

Il Fronte Popolare Unito (EPAM) nasce al fine di organizzare la resistenza e migliorare la lotta del popolo contro il regime di occupazione.

Punto di partenza per la sua fondazione e’ stata la grande resistenza del popolo con i suoi accentramenti, per un mese, nelle piazze di quasi tutte le citta’ della Grecia, prima fra tutte piazza Syntagma nel centro di Atene.

Le manifestazioni spontanee di una gran parte della popolazione greca hanno trasformato la persistente lotta di protesta, condotta dai lavoratori con manifestazioni e scioperi, in lotta per il rovesciamento del potere e del sistema politico dominante.

Dal momento che gran parte della popolazione greca e’ scesa in strada con coerenza e continuita’ senza precedenti contro non solo le singole politiche e misure ma anche contro il sistema politico ufficiale, la questione sollevata sin dall’inizio era quale sarebbe stato il passo successivo. Come il popolo avrebbe potuto vincere la partita aperta con il potere?

Il Fronte Popolare Unito (EPAM) e’ la risposta a questa domanda. La sua lotta e’ prevalentemente di liberazione. Si tratta di una lotta nazionale e sociale, in quanto rivendica la liberazione del paese dalle catene della tirannia e del boia nell’interesse della grande maggioranza delle persone, l’operaio,il contadino, il piccolo e medio imprenditore, il professionista e in particolare le giovani generazioni al fine di avere un futuro nel paese.

Ambizione del Fronte (EPAM) e’ quella di contribuire in modo decisivo all’unita’  del popolo al di la’ delle divisioni partitiche, ideologiche o altre.

Il popolo e il paese sono in estremo pericolo. Solo con la creazione di un grande fronte politico-sociale di tutte le persone per salvare il paese possiamo uscire dal deprimente senso unico della distruzione, del saccheggio e del debito.

Un popolo determinato e unito non deve temere niente e nessuno, non può fermarlo nessuna minaccia, nessuna ritorsione dei mercati  o dei potenti. Ogni volta che la gente ha deciso di unirsi e far valere il proprio diritto nessuna avversità, nessuna forza poteva ostacolare la sua strada.

Questa unità popolare può e deve essere costruita intorno a quelle esigenze centrali che permettono di rovesciare nel suo complesso il regime di occupazione, di vendita e di servitù della gleba, e che servono come punto di partenza della rinascita democratica del paese sulla base degli interessi popolari.

Le suddette richieste centrali sono riassunti come segue:

     1. – Mancato riconoscimento del debito ai sensi del diritto internazionale, che consente ad uno stato sovrano di rifiutarsi di pagare  debiti illegali, usurai e fraudolenti, che portano la gente e il paese alla bancarotta. Questo significa interruzione immediata dei pagamenti verso i creditori qui e adesso, per fermare il pedaggio che il paese e la sua gente pagano agli usurai e agli speculatori internazionali.

Questo è l’unico modo per salvare il paese dalla distruzione e per i lavoratori di salvaguardare i loro redditi, i loro posti di lavoro, le loro pensioni e i loro diritti. E’ l’unica maniera per fornire prospettive ai giovani, agli agricoltori, ai professionisti, alle piccole e medie imprese. E ‘l’unico modo per salvare il paese dalla bancarotta e dalla devastazione che già organizza il governo, l’UE e il FMI.

Mancato riconoscimento del debito significa che non si riconosce nessun tipo di pretesa che consenta ai creditori del paese di pignorare, confiscare e saccheggiare. Significa smettere di pagare prestiti che abbiamo pagato il doppio e triplo. Significa cancellare unilateralmente tutti i debiti prodotti di ruberia e tramite speculazione contro il paese e la sua gente. Vuol dire alla fine rifiutarsi di sanguinare per  prestiti che provengono dal 19 ° secolo e che i mercati e i grandi “partner” ci hanno imposto di pagare oggi. Significa semplicemente che smettiamo di pagare  debiti odiosi ad usurai internazionali e locali.

Il popolo greco ha il dovere di non riconoscere tale debito, non per procurare danno o appropriarsi del denaro dei creditori.

Ha il dovere di farlo, con un’inversione del rapporto debitore-creditore a favore del popolo, per evitare definitivamente il fallimento del paese.

Ha il dovere di farlo perché non esiste altro modo per reggersi sulle proprie gambe, per reclamare il proprio paese ai mercati e ai loro predatori, per garantire la propria sopravvivenza, per liberarsi finalmente dal sistema corrotto che lo governa.

Per quanto riguarda i prestiti contratti in buona fede e con fine lo sviluppo del paese, la gente e’ pronta a discuterne, sulla base del vantaggio reciproco, soprattutto se si tratta di fondi depositi e fondi pensione e che comunque non superano il 15% dell’attuale debito pubblico. Sempre con una premessa di base, che nessuna pretesa possa mettere a repentaglio il futuro del paese o tenerlo in ostaggio. Se qualcuno dovra’  perdere, questo non sarà certo il popolo.

     2. – Dovrebbe essere invertito al piu’ presto l’intero costrutto di impegni, accordi, interventi e misure adottate dal primo memorandum, cosi’ che il paese possa ripristinare l’ordine giuridico interno e riacquistare la sua sovranità dal FMI, l’Unione Europea e la BCE, alle quali  è stata ceduta in modo cosi’ vile e traditore  dall’intero sistema economico e politico dominante e ‘in primis‘ dal governo.

E’ dovere del movimento popolare, con ogni tipo di azioni, mettere in guardia i dominanti locali e stranieri, investitori e mercati speculatori :

“Cio’ che avete predato o prenderete nel prossimo futuro, con la lotta il popolo lo riavrà indietro. L’investimento nella distruzione e nella liquidazione di questo paese vi costerà caro.”

     3. – Revisione delle nostre relazioni con l’UE e ,come primo passo, uscita dalla zona euro e adozione di una moneta nazionale che possa riflettere la forza di un nuovo corso economico del paese per il bene del popolo. Non e’ l’abbandono dell’euro che portera’ alla catastrofe  bensi’ quanto piu’ ne rimaniamo schiavi.

Solo riprendendo il controllo della moneta e della sua economia il paese non sarà più preda di ogni tipo di pressione, ricatto e aggressione della speculazione internazionale, non sarà più materia di consumo dei mercati.

Il ritorno alla moneta nazionale non è una panacea, ma un punto di partenza necessario per cambiare rotta. Per ottenere la necessaria ridistribuzione della ricchezza a favore dei più deboli e il rafforzamento immediato del reddito della gente, che è l’unico modo per far ripartire l’economia e per iniziare a uscire dalla recessione. Per procedere con la nazionalizzazione delle grandi banche, prima fra tutte la Banca di Grecia, al fine di controllare l’economia,  riorientare la politica creditizia, colpire la finanza fraudolenta e controllare la circolazione dei capitali. Solo in questo modo possono essere garantiti i risparmi della gente, sperperati dall’attuale sistema bancario safarico e usuraio. Per porsi lo Stato come principale motore dello sviluppo economico e sociale del paese con la nazionalizzazione dei vecchi organismi e servizi pubblici che sono stati privatizzati.

Uno Stato deve cessare di essere il feudo di una oligarchia economica e politica parassita che governa ora il paese. Solo in questo modo l’iniziativa privata del piccolo e medio imprenditore puo’ liberarsi dalla tirannia dei trust, cartelli, monopoli locali e stranieri del mercato.

Per assicurare l’investimento necessario per la ricostruzione produttiva del paese, che non si basa su  speculatori locali e stranieri, su investitori finanziati dal governo e su monopoli, ma sui bisogni e sui redditi dei lavoratori, sulla dinamica e sull’iniziativa  delle forze vive e produttive locali.

     4. – Il primo atto di espiazione della società greca dai peccati dei governanti è quello di porre sul banco degli imputati tutte le persone fisiche e giuridiche (partiti e reti di imprese) coinvolte nello sperpero di denaro pubblico e della proprietà pubblica per tutto il periodo precedente. Non per erigere forche sulla piazza (Syntagma), né per riempire le galere di traditori indegni, ma per fare qualcosa di meglio:  confiscare subito e a favore del pubblico tutti i beni di quanti  hanno avuto a che fare sia con tale sperpero che con il tradimento del popolo imponendo un regime di occupazione e vendita del paese.

Per quanto riguarda i colpevoli una soluzione potrebbe essere quella di occuparli  in lavori socialmente utili, come pulizia e cura degli spazi pubblici, manutenzione delle infrastrutture, e così via. Percio’ la preoccupazione principale del  movimento non è quella di licenziarli e mandarli via, piuttosto prevenirne la fuga e dimostrare loro come il popolo punisce il tradimento e quanto utili possano risultare per la comunità. Forse per la prima volta nella loro vita.

     5. – Il salvataggio del paese non può essere raggiunto con la gente “ingessata”, né con governi tecnici e fascismo della vita politica. La via d’uscita dalla crisi  richiede più democrazia, non di meno, e più profonda. Richiede persone costantemente sotto i riflettori, non spettatori e sull’onda degli sviluppi. Richiede un nuova forma di potere con il popolo  nei centri di decisione e non un sistema corrotto e tirannico. Richiede la conquista della democrazia attraverso la vera garanzia della sovranità e l’indipendenza nazionale.

E questo si può ottenere attraverso un cambiamento politico globale, attraverso l’elezione di un’Assemblea Costituente rappresentazione autentica del suo popolo il cui unico scopo e’ la redazione e l’adozione di una nuova costituzione democratica. Solo allora il popolo potra’ diventare padrone nella sua terra,  costruire un sistema di governo basato sulla rappresentanza popolare con  l’elezione  di organi superiori e inferiori, mandato vincolante e monitoraggio continuo dal basso,  responsabilità dei rappresentanti eletti verso i propri elettori, revocabilita’ per qualsiasi violazione di volonta’, durata limitata, creazione di rotazione di funzioni d’ufficio.

E’ l’unico modo per liberarsi delle catene della servitù, in modo che il paese e la gente  possano aprirsi finalmente alla vita internazionale, cogliere le opportunità e le possibilità attraverso la ricerca di nuove spinte internazionali, di contatti e rapporti con tutti i popoli d’Europa e del mondo, senza coercizioni, imposizioni e dipendenze monopolistiche.

La battaglia che oggi è chiamato a dare l’operaio, il contadino, il piccolo-medio, il professionista, il giovane non è solo per la propria sopravvivenza personale. Nessuno può salvarsi da solo, pensando solo il suo lavoro, fin quando  c’e’ l’ha.

Oggi nessuno  puo’ salvarsi senza  lottare per la salvezza di tutto il paese.

Non vi è altra scelta. Non c’è più spazio per  “prima guardiamo cosa succede e poi si vede.”

O i lavoratori e tutte le persone prenderanno la questione nelle proprie mani e interverranno per salvare il paese, o condanniamo noi stessi e soprattutto le nuove generazioni al periodo forse più buio della storia greca moderna.

In questa battaglia, il popolo greco non è solo. Accanto a lui ci sono gli altri popoli dell’eurozona sud, europei e internazionali che incontrano le medesime politiche predatorie. Il dovere di affrancarsi da questa forma di servitù della gleba che e’ il debito, in primo luogo nel suo paese, il popolo greco lo deve non solo a se stesso, ma anche a tutti i popoli che sono sotto la schiavitù degli stessi briganti internazionali.

Ogni passo di liberazione in Grecia, ogni colpo al  suddetto regime di occupazione darà vita, forza e determinazione a tutte le nazioni che combattono.La sua liberazione nazionale e sociale segnerebbe una tale generale primavera dei popoli in Europa, che nessun tipo di reazione  sarà in grado di fermare.

Il Fronte Popolare Unito (EPAM) e’ impegnato con tutte le sue forze a collaborare con ogni altro autentico movimento popolare contro il regime attuale, indipendentemente da chi lo guida. E’ impegnato a portare un aiuto efficace e decisivo su ogni fronte di resistenza , a risvegliare e organizzare le persone in ogni quartiere e sul posto di lavoro, con uno scopo : la liberazione nazionale e sociale.

L’EPAM è aperto a qualsiasi democratico, patriota e combattente che vuole lottare per gli stessi scopi, senza richiedere certificati di coscienze sociali, o reverenze a esperti non richiesti, dirigenti auto-nominati, attori e meccanismi di partito nascosti o palesi.

L’EPAM per sua stessa natura è una coalizione di transizione a livello di forze popolari il cui scopo principale e’ il raggiungimento di  obiettivi e richieste fondamentali. Sulle sue linee guida non esistono divisioni di partito, origini  ideologiche dei suoi membri, né  riconosce in se’ componenti organizzate e coordinate. Esso riflette l’unità che deve essere costruita nelle file dello stesso  popolo contro il nemico comune. Come alleanza è transitoria in quanto con il raggiungimento degli obiettivi e richieste fondamentali, l’EPAM inevitabilmente passera’ alla storia.

Argyroupoli, 16/7/2011

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