austerità

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE, UNA PIAGA DI PROPORZIONI GLOBALI

‘Gioventù’ e ‘impiego’: due parole che, dopo la crisi economica, stanno diventando sempre più antitetiche. A certificarlo arrivano le stime dell’Organizzazione mondiale del lavoro: alla fine del 2013 i disoccupati tra i 15 e i 24 anni in tutto il mondo saranno oltre 73 milioni. Praticamente, la popolazione dell’intera Turchia.

Un problema che tocca soprattutto le economie avanzate e l’Unione Europea: tra il 2008 e il 2012 il numero di ragazzi senza lavoro è cresciuto di oltre 2 milioni. La dinamica ha portato tanti ad abbandonare la ricerca e, nei Paesi dell’area Ocse, è aumentata la percentuale dei cosiddetti “Neet”, i giovani che non studiano né lavorano.

Il quadro, però, non è del tutto omogeneo se si guarda allo spaccato dei singoli Paesi: le misure di austerity imposte dai piani di salvataggio internazionali hanno fatto schizzare i livelli di Grecia, record assoluto con il 64,2%, Spagna (55,9%) e Portogallo (38,3%). All’interno dell’eurozona, dove la media Eurostat si attesta al 24%, si nascondono realtà molto distanti: c‘è quella italiana, ad esempio, dove i giovani disoccupati sono il 38,4% e quella tedesca, dove siamo solo al 7,6%.

Anche nei casi in cui il lavoro si trova poi l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale del lavoro riguarda la crescente incongruenza tra domanda e offerta: nella maggior parte dei casi i giovani di trovano a fare lavori per cui sono troppo o troppo poco preparati. Una perdite per loro, certamente, ma anche per la società che non ne mette a frutto il potenziale produttivo.

(FONTE : http://it.euronews.com/2013/05/28/disoccupazione-giovanile-una-piaga-di-proporzioni-globali/)

Advertisements

Dal fronte greco, una guerra non dichiarata

BLOG | 27 APRILE, 2013 – 18:52 | DA MONIA BENINI

Arrivo ad Atene all’indomani della partenza del terzetto, che lascia sul campo nuove vittime: altri 15.000 licenziamenti fra i dipendenti statali, che si aggiungono al milione e mezzo di persone già rimaste per strada. La ricetta del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea e della Commissione ha l’amaro sapore dell’austerity: per ogni 5 persone che vanno in pensione (con stipendi medi attorno ai 1000 euro), è possibile assumere solo una persona con una retribuzione di 580 euro al mese.

Guardo Atene alla luce delle incredibili parole del consigliere della Cancelliera tedesca, Angel a Merkel, secondo il quale ci sono ancora molti ricchi nei paesi del Sud Europa, che hanno addirittura case di proprietà, mentre la gran parte degli operai tedeschi sono in affitto. Così mentre il New York Times descrive l’allarmante situazione ellenica, parla dell’aumento dei disoccupati e dei senza tetto, delle mense che nascono per arginare in qualche modo il problema della denutrizione nelle scuole, la copertina dello Spiegel arriva come un pugno allo stomaco: “la menzogna della povertà” e giù a scrivere che i greci sono in media due volte più ricchi dei tedeschi. Roba da non crederci…eppure nel corridoio dell’albergo dove soggiorno trovo un bigliettino da visita di un giornalista che lavora per lo Spiegel. Quindi…quali indicazioni ha ricevuto dalla redazione o dalla proprietà? E’ venuto in Grecia con l’articolo pronto o ha percorso i circuiti turistici che mascherano e occultano la faccia della povertà che si manifesta già poche decine di metri dopo il Partenone? Ci sarebbe molto da parlare della propaganda mediatica (oltre a Der Spiegel anche la rivista Focus riserva il medesimo trattamento ai ‘ricconi’ Greci, rispetto ai ‘poveri’ tedeschi) e di come il giornalismo sia caduto in basso, con pennivendoli al lavoro per compiacere un mittente o con scribacchini che si autocensurano per non disturbare i manovratori.spiegel_0

Chissà se i giornalisti stranieri che sono arrivati in Grecia si sono informati sulle ‘linee guida’ che i colleghi ellenici devono rispettare: è bene non ritrarre o riprendere immagini di estrema povertà, deve essere spinta la linea di sostegno dei propri aguzzini europei e internazionali (dimostrando che invece sono i salvatori del paese) e non si possono divulgare filmati di contestazione di chi sta al governo. Non vi sembra possibile? Basta leggere le dichiarazioni dell’ex ambasciatore greco in Canada, rilasciate a dicembre scorso al giornale online The Millstone: un giornalista è stato licenziato in tronco per aver mostrato un filmato in cui il Primo Ministro greco veniva fischiato. (more…)

Cosa succede quando una forza inarrestabile incontra un oggetto inamovibile? (analisi del voto)

a cura di Stefano Fait per IxR

563410_331256513661620_881630533_n

Un chiaro messaggio dall’Italia: no all’austerity.

Titolo del New York Times

Non poteva vincere uno che ha la bocca che fa pensare alla fessura di un bancomat.

Dagoscopia su (mini)Mario Monti

Non dobbiamo mai dimenticarci della dimensione europea e globale delle elezioni italiane. Questo voto ha siglato la sconfitta definitiva del neoliberismo anglo-tedesco. È finito, è morto, almeno in Italia.
Monti, inelegante come è ormai sua abitudine, si è permesso pure di umiliare Casini e Fini, prendendosi il “merito” di un “risultato soddisfacente” e ignorando i suoi partner di coalizione, che si sono estinti per sostenerlo.

I neoliberisti montiani, renziani e gianniniani sono verosimilmente sotto il 25-30%. Merkel, Schäuble, Draghi, Barroso, van Rompuy e Lagarde non potranno fingere che non sia successo nulla. L’elettorato della terza potenza economica dell’eurozona ha detto un no categorico all’austerità.
Con il passare del tempo e l’inesorabile peggioramento dei dati economici, quel che l’establishment etichettava come populismo sarà percepito come puro e semplice buon senso.

Servono occupazione, stato sociale, investimenti pubblici, crescita, giustizia sociale. Servono programmi di sinistra, in Italia come in Europa. Il PD non potrà mai più vincere al centro. Non con il M5S così forte, non con un Berlusconi così “resiliente” ed un Monti sconfitto. Il centro è scomparso. L’operato del governo è stato bocciato clamorosamente.

Un voto contro il neoliberismo, di qualunque colore sia (perciò anche quello del M5S), è un voto di libertà anche per gli altri popoli europei e del mondo. Siamo in un mondo globalizzato e dobbiamo capire ed apprezzare l’interdipendenza dei nostri destini.

La protesta contro il sistema di potere dei mercati in Italia, in Europa e nel mondo della finanza è ormai inarrestabile. (more…)