crisi economica

Η γη της ανεργίας (ισπανικό ντοκυμαντέρ) — La terra del “non lavoro” (documentario spagnolo)

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Crisi in Grecia, è boom di giovani prostitute “low cost” mentre la disoccupazione vola

Crisi economica e disoccupazione hanno fatto volare il numero di persone che si prostituiscono in Grecia, che in due anni è aumentato del 150 per cento, riporta il New York Times. Non solo, ma l’aumento dell’offerta di sesso a pagamento ha spinto molte prostitute a vendersi per pochi euro: sempre più donne sono spinte dalla disperazione a vendere l’unica cosa rimasta, il proprio corpo, costringendo molte di esse a “deflazionare” i prezzi pur di attirare clienti.

La realtà appare piuttosto sconcertante: il blog Lens del quotidiano statunitense racconta la storia di una giovane prostituta, disposta a vendersi per appena cinque euro per avere soldi per mangiare, ma anche per procurarsi della Shisha. Si tratta di una droga, chiamata come la celebre pipa ad acqua turca, ma che propriamente è una metanfetamina talvolta sintetizzata anche con l’acido delle batterie: viene venduta a tre-quattro euro al milligrammo, e perciò è conosciuta come la cocaina dei poveri. Il cibo, evidentemente, non basta per dimenticare il proprio dramma, ed è necessario un pericoloso aiuto chimico per avere un po’ di sollievo.

Dopo cinque anni di recessione la disoccupazione fra i giovani greci è arrivata a ben oltre il 50 per cento, ma in alcune zone della Grecia può raggiungere vette ben più alte, come il 75% del caso della Macedonia occidentale, dove, tra l’altro, la deindustrializzazione ha spinto la disoccupazione totale dal 12 per cento del 2007 al 30 per cento del 2012. Almeno altre tre regioni della Grecia, secondo dati Eurostat, vedrebbe la propria disoccupazione giovanile oltre o comunque molto vicino alla soglia del 60 per cento, dato condiviso, peraltro, con molte regioni spagnole.

La crisi greca, e molto probabilmente anche altre crisi europee, lasceranno un pesante fardello per il futuro: recuperare queste persone, di solito giovani, che si umiliano prostituendosi per pochi spiccioli, che entrano nel giro della droga, o che contraggono malattie a causa di queste pratiche pericolose non sarà facile.

Il piano europeo per la disoccupazione giovanile dovrebbe riportare speranza per questi giovani, almeno a parole, ma per farlo servono soldi dai Paesi in salute, che però sembrano distanti anni-luce da ciò che accade oltre i propri confini: la disoccupazione giovanile in Germania, Austria e Paesi Bassi non è per nulla un dramma, anzi in molte regioni di questi Paesi la piena occupazione, per giovani e non, è un’allegra realtà.

Si tratta di differenze sempre più inaccettabili: un’Europa in cui vi sono simili sbalzi fra le economie non può neanche lontanamente definirsi “Unione”. L’unica risposta contro la catastrofe sarebbe unirsi davvero, e accettare il fatto che un problema in Grecia è un problema anche a Bruxelles, Berlino o Helsinki. Ma favorire gli interessi nazionali, al momento, appare ancora come la priorità, nonostante la realtà delle recessioni degli ultimi anni dimostri che gli egoismi non hanno fatto altro che far avvitare sempre più la crisi dell’Europa, anche in quei Paesi apparentemente (sempre meno) in salute.

(fonte: it.ibtimes.com)prostituzione

Dal fronte greco, una guerra non dichiarata

BLOG | 27 APRILE, 2013 – 18:52 | DA MONIA BENINI

Arrivo ad Atene all’indomani della partenza del terzetto, che lascia sul campo nuove vittime: altri 15.000 licenziamenti fra i dipendenti statali, che si aggiungono al milione e mezzo di persone già rimaste per strada. La ricetta del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea e della Commissione ha l’amaro sapore dell’austerity: per ogni 5 persone che vanno in pensione (con stipendi medi attorno ai 1000 euro), è possibile assumere solo una persona con una retribuzione di 580 euro al mese.

Guardo Atene alla luce delle incredibili parole del consigliere della Cancelliera tedesca, Angel a Merkel, secondo il quale ci sono ancora molti ricchi nei paesi del Sud Europa, che hanno addirittura case di proprietà, mentre la gran parte degli operai tedeschi sono in affitto. Così mentre il New York Times descrive l’allarmante situazione ellenica, parla dell’aumento dei disoccupati e dei senza tetto, delle mense che nascono per arginare in qualche modo il problema della denutrizione nelle scuole, la copertina dello Spiegel arriva come un pugno allo stomaco: “la menzogna della povertà” e giù a scrivere che i greci sono in media due volte più ricchi dei tedeschi. Roba da non crederci…eppure nel corridoio dell’albergo dove soggiorno trovo un bigliettino da visita di un giornalista che lavora per lo Spiegel. Quindi…quali indicazioni ha ricevuto dalla redazione o dalla proprietà? E’ venuto in Grecia con l’articolo pronto o ha percorso i circuiti turistici che mascherano e occultano la faccia della povertà che si manifesta già poche decine di metri dopo il Partenone? Ci sarebbe molto da parlare della propaganda mediatica (oltre a Der Spiegel anche la rivista Focus riserva il medesimo trattamento ai ‘ricconi’ Greci, rispetto ai ‘poveri’ tedeschi) e di come il giornalismo sia caduto in basso, con pennivendoli al lavoro per compiacere un mittente o con scribacchini che si autocensurano per non disturbare i manovratori.spiegel_0

Chissà se i giornalisti stranieri che sono arrivati in Grecia si sono informati sulle ‘linee guida’ che i colleghi ellenici devono rispettare: è bene non ritrarre o riprendere immagini di estrema povertà, deve essere spinta la linea di sostegno dei propri aguzzini europei e internazionali (dimostrando che invece sono i salvatori del paese) e non si possono divulgare filmati di contestazione di chi sta al governo. Non vi sembra possibile? Basta leggere le dichiarazioni dell’ex ambasciatore greco in Canada, rilasciate a dicembre scorso al giornale online The Millstone: un giornalista è stato licenziato in tronco per aver mostrato un filmato in cui il Primo Ministro greco veniva fischiato. (more…)

Greci i consumatori più pessimisti sulla Terra, 40% non ha reddito sufficiente

Quattro cittadini su dieci non arrivano alla fine del mese. Non hanno i soldi per comprare i beni di prima necessita’. E’ il tasso piu’ alto mai registrato nel paese e il piu’ alto di sempre in Europa per il periodo ottobre-dicembre.

ATENE (WSI) – La crisi umanitaria in Grecia potrebbe essere riassunta nel risultato dell’ultima ricerca effettuata da Nielsen, secondo cui i cittadini ellenici sono diventati i consumatori piu’ pessimisti del pianeta, con l’indice della Fiducia che e’ scivolato a quota 35 punti negli ultimi tre mesi dell’anno scorso.Si tratta del livello piu’ basso di tutti i 58 paesiinterpellati nel sondaggio e di una cifra di ben 11 punti inferiore all’anno scorso.Secondo quanto riportato dal quotidiano nazionale Kathimerini, quattro cittadini su dieci hanno detto di non avere piu’ a disposizione i soldi per arrivare alla fine del mese e comprare i beni di prima necessita’. E’ il tasso piu’ mai registrato nel paese e il piu’ alto di sempre in Europa per il periodo ottobre-dicembre.

Il peggioramento e’ netto, basti pensare che un anno prima, nel quarto trimestre del 2011, la percentuale era del 34% e nel quarto trimestre di un anno prima ancora era del 25%.

Con i pochi soldi a disposizione, i greci devono ripagare i prestiti e gli interessi sulle carte di credito, cosi’ come devono obbligatoriamente mettere da parte qualche risparmio. Ecco allora che si spiega il tracollo dei settori di intrattenimento, catering alimentare, abbigliamento e turismo.

Quando in Grecia nessuno piu’ riuscira’ ad arrivare alla fine del mese, tranne governanti e banchieri che avranno gia’ messo al sicuro i loro risparmi nelle casseforti delle banche estere, allora a quel punto le cose – forse – non potranno piu’ andare peggio.

I ‘salvatori’ hanno affondato la Grecia – Da Monia Benini

nave che affonda

Una nave affonda nel Peloponneso (flickr.com/photos/goingape)

“Le società europee solitamente ritengono che le crisi umanitarie possono avere luogo solo in seguito a disastri, epidemie, guerre o conflitti civili. Sembra invece fuori discussione il fatto che una simile crisi possa avvenire in una paese europeo, in particolare se questo è membro dell’Unione Europea”.

Comincia così l’articolo pubblicato dal Guardian che parla della situazione greca. Nel testo si fa chiaro riferimento a una situazione insostenibile: Nikitas Kanakis, a capo della maggiore ONG operante in Grecia Médecins du Monde, riferisce di una lettera formale con richiesta di intervento all’ONU per il disastro umanitario. Gli stessi greci ormai da diversi mesi denunciano condizioni di vita peggiori addirittura al regime dei colonnelli o all’occupazione straniera.

In un paese che spreme sino al midollo i propri cittadini su indicazione dei ‘salvatori’ europei e internazionali, si decidono misure fuori da ogni logica. Come testimonia Nikos Kleitsikas, scrittore ateniese, il quale racconta che l’11 febbraio si è deciso che “gli studenti di liceo e i giovani disoccupati che vivono con le loro famiglie, devono comunque fare la dichiarazione dei redditi e se non dimostrano di avere ricevute per almeno 3000 euro di spese, saranno tassati come evasori.  (more…)